1778 00 00 BODONI PACIAUDI

Sommario

Sine notis [però Parma, circa 1778-1779].

Giambattista Bodoni [Parma] a uno sconosciuto [Paolo Maria Paciaudi] [Torino].

In primo luogo, Bodoni si compiace delle notizie riguardo al miglioramento di salute del destinatario, poi del fatto che si diffondessero notizie pessimiste nelle gazzette di Firenze. Passa poi a dargli alcune novità sulla stampa, partendo dalla interruzione della opera di Pagnini riguardante i bucolici greci, a causa della persecuzione subita da questi, che era appena stato reintegrato e che avrebbe continuato col so lavoro. Si manifestano ridicole prevenzioni contro una opera del Abate Cassina attuate dal potere religioso di Parma. Sembrano sbloccarsi le situazioni di stallo delle opere di Frugoni, delle quali il primo volume è sostanzialmente terminato. Si presenta la reazione contraria di Sacco agli Epithalamia, che gli suggerisce che si dedichi a pubblicare libri pii per un consumo interno, come quello che egli stesso ha scritto e che gli invia affinché lo stampi, le Industrie spirituali. Si descrive un divertente aneddoto di Sacco, che confondeva San Pio V con Pio VI. Gli ordina di stampare un breviario con due tinte, essendo questo il modo in cui la Stamperia Reale ha passato dall’essere esecrabile da parte del clero al divenire l’officina prediletta dallo stesso.

Transcrizione

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Se io non fossi disceso dal Parnaso prima di averne il bando delle Muse, certamente questa era la volta in cui io avrei tentata la discorde cetra per cantare un carmen eucaristico ai dei sospitali che ci hanno resa incolume la di Lei degnissima persona. Pari alla desolazione in cui io era pel Suo grave pericolo è stato il mio rallegramento quando ne ho saputa la guarigione. Nel timore che la morte ci rapisse una vita sì preziosa, ho avuti compagni che meco si attristavano grandemente, quanti pregian le lettere e la virtù. La nuova funesta si divulgò coi pubblici fogli di Firenze, ed il rincrescimento occupò visibilmente l’animo di tutti quelli che ebbero l’onore di conoscerLa ed ammirarLa qui. Non è che degli uomini raria l’eccitare dispiacere nei loro pericoli nel cuor degli stranieri. Ella ha certamente conseguita in Parma questa non equivoca testimonianza di stima. Goda ora di aver trionfato del feroce morbo, quanto ne godono tutte le oneste persone, e pensi a vivere per onore delle lettere, ed a speranza de’ coltivatori delle Belle Arti.

Ma tempo è omai che io passi a partecipare alla Signoria Vostra Pregiatissima alcuni annedoti a questa nostra Reale Tipografia appartenenti. La traduzione del Teocrito e degli altri poeti bucolici che Ella dee qui aver veduta incominciata non si è ancora potuta recare ab termine. Il P. Pagnini, autore della toscana versificazione, ha dovuto sostenere per assai lungo tratto di tempo una guerra acerrima ed ingiusta chec tutt’ora, abusando della clemenza del Principe, soggiorna qui impunemente. Il vecchio Professore, timoroso di dover cedere alla forza ed alla prepotenza, non volle più continuare le annotazioni, benché già ve ne fossero delle impresse sino all’idilio XVII. Sostenuto questi del Marchese Manara e del Conted Camuti Protomedico, trionfò della persecuzione; mentre, ha riassunto la sua cattedra di Retorica, e mi ha accertato che proseguirà l’edizione, la quale fra non molto dovrebbe terminarsi.

Anche l’Abbate Cassina, professore di Filosofia Morale in questa Parmense Università, avea divisato di pubblicare in due tomi gli scritti che detta a suoi scolari. Il nome solo di Filosofia Morale è qui in massima esecrazione, e specialmente presso tutto l’ignorante ceto presbiteriano. Il Vicario episcopale, nell’approvaree il prospectus di una tale opera, cancellò il nome di Monsieur D’Alembert, come si fosse un nome di un empio, di un eretico o di un prescito. Gli scritti, però, benché nulla contengano che non sia più che ortodosso, non hanno sino ad oggi potuto ottenere la sospirata approvazione.

Le poesie frugoniane, dopo un conflitto quadriennale, hanno alla fine trionfato e dell’Episcopio, che fruisce e fa pompa di tutta la sua onnipotenza, e del Governo attuale, farcito di pregiudizi e di puerilità, mentre attualmente trovansi sotto il torchio e già è quasi terminato il primo volume delle medesime.

Allorché io ebbi occasione di presentare il mio libro epitalamico al Conte Sacco, ho avuto l’amara consolazione di sentirmi a dire che tali opere erano inutili, e che noi qui in Parma non dovevamo cercare di farsi conoscere né in Francia né in Spagna con edizioni di lusso, ma bensì che dovevamo stampare dei libri ascetici e divoti pei nazionali. Difatti egli stesso mi ordinò di stamparle subito un libro intitolato Industria spirituale da lui compilato, e che qui per ironia fu denominato Industria per spiritualmente arrichirsi. Contengonsi in esso mille puerilità e delle palpabili eresie, come sono in grado di manifestare alla degnissima di Lei persona qualvolta pure avesse vaghezza di vedere una tale opericia, che è stata il trastullo del Conte di Firmian e di tutte le persone di buon senno. In appresso mi fè stampare un Officio della Beata Vergine, e allorquando gliene portai varie copie legate, incominciò a leggere il frontispizio latino, e alle parole SS. B. N. Papae P. V. jussu editum saltò sulle furie, e da politico quale egli si è esclamò: «Che ha che far qui il nome del Papa? e Il Papa sta a Roma e noi siamo a Parma! Voi siete un sciocco a cacciar Pio Sesto nel frontispizio dell’ufizio stampato a Parma!». Io tollerai senza rispondere i mal oportuni ed ingiusti rimproveri; sostenni le smanie dell’inferocito ed ignorante Ministro, e poi le rispossi blandamente che quello era il nome di S. Pio V, che fu il propagatore di una tale divozione, come si vede dal breve di tale Pontefice inserito in tutti gli ufizi, e non già il nome del Papa presente, mentre una V significava cinque e non sei. Allora il Conte, che è dolce di sale, mi fece una specie di scusa, e mi scongiurò a non parlare di una tale faccenda, come infatti ho ubbidito, ed oggi solo mi e piacciuto di farne a Lei la confidenza.

In seguito mi si è dato ordine di pensare all’edizione del Breviario Romano rosso e nero. Io ho tosto secondate le premure del Ministero coll’incidere a bella posta e fondere gli opportuni caratteri, e all’anno nuovo siamo nel caso d’incominciare. Per questa intrapresa la Reale Stamperia da prima, in esecrazione a Monsignore Vescovo, è divenuta l’officina prediletta degli ecclesiastici, e perciò in benedizione a tutta Parma. Già Monsignore mi ha fatto prevenire che nell’impressione vi sia annunziato al pubblico il «Superiorum permissu», quantumque la Stamperia sia del Principe. Così io m’immagino che ci vorrà l’officio e le lezioni proprie di S. Gregorio VII, che in niun regno ove la potestà regia sia in valore si possono ammetereg


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Note al testo

Dati documentali e bibliografici

  • Ubicazione

    Parma, Biblioteca Palatina, Archivi aggregati all’Archivio Bodoni, Carte acquistate nel XX secolo, B.7.1.I.

  • Descrizione

    Bifoglio. Minuta autografa.

  • Edizione

    Pedro M. Cátedra

  • Altre edizioni

    Cátedra 2013d, 234-236; Cátedra 2015a, 85-88.

  • Bibliografia specifica

    Cátedra 2013d, 234-254; Cátedra 2015a, 85-106.

    Altra bibliografia citata Breviarium 1783; Cassina 1778; Corona 1775; Epithalamia 1775; Frugoni 1779; Industrie 1775; Teocrito 1780;
  • Citazione
    Lettera da Giambattista Bodoni a desconocido [Paolo Maria Paciaudi] del 1778-00-00, ed. Pedro M. Cátedra, nella Biblioteca Bodoni [<http://bibliotecabodoni.net/it/lettera/1778-00-00-bodoni-paciaudi> Richiesta: 20/nov/2019].
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