1795 04 14 BODONI AZARA

Resumen

S. l. [Parma], 14 de abril de 1795. De Giambattista Bodoni [Parma] a José Nicolás de Azara [Roma].

Bodoni excusa su retrasada respuesta a Azara debido a la espera de las notas de Caluso di Valperga sobre la edición de Píndaro, que no espera ya recibir, y revela en qué empresas tipográficas ocupa su tiempo, pese a la dificultad de los tiempos y las envidias que padece en Parma. Le refiere los proyectos editoriales con Nélis, la retención todavía de la Gerusalemme liberata en Parma –sin ser presentada a su dedicatario–, la casi conclusión de la Divina Commedia, la próxima preparación para la imprenta de las Rime de Petrarca y la intención de dedicar las Opera de Tácito a Godoy, si Azara media para obtenerle el permiso. Por último, notifica su buen estado de salud y pide al amigo que le favorezca para llevar a cabo su negocio con España y la obtención de una pensión para su mujer y su hermano.

Transcripción

1795a.

Il mio bimestre insolito silenzio mi avrà forse reso degno della taccia di negligente o di smemorato; ma io ho sempre differito di scrivere perché aspettava da Torino quelle note sopra Pindaro che da tanto tempo mi erano state promesse e che non ebbi mai, perché forse si riducono a cose di poca entità, come dalle unite lettere potrà Vostra Eccellenza rilevare. Anche la lentezza del mio bibliopega, che ancora non mi ha ultimati li due esemplari membranacei del Catullo, è concorsa a rendermi restio a dar di piglio alla penna. Ma egli se ne ocupa ora che è ammogliato, avendo bisogno di sollecitare gli arretrati lavori per sostenere le spese che se gli sono accresciute.

Io vado proseguendo nelle mie tipografiche imprese con indefesso ardore e con spese incredibili, nonostante che i tempi correnti siano sì infesti alle lettere ed alle belle arti. Ho omai riempito di carta stampata un mio più che sufficiente magazzeno, giacché da qualche anno non si vendono libri, ed aspetto con vera impazienza il ritorno della calma e della tranquillità, avendo la Dio mercèb da Parigi e da Londra ordinazioni considerevolic dad eseguirsi allo apparire della pace. E se mai ritardasse ancora per qualche tempo, Dio sa chi si godrebbee il frutto delle improbe mie fatiche.

Io certamente sino ad ora di nulla ho potuto profittare. Anzif, dacché ho ottenuto da Sua Altezza Reale di porre in piede la mia particolar officina impressoria per eseguire i di Lei classici con paziente diligenza ed alcune altre opere che io vado riproducendo alla pubblica luce, sono fatto bersaglio ai dardi acutissimi della invidia e della malignità. Taluno decanta tal concessione come una grazia delle più distinte, e se avessi ottenuto porzione della Corona Ducale non avrebbero maggiormente blaterato. Ad altri sembra che io sia ricco a par di Gige o di Mida, giudicandomi dal catalogo delle mie edizioni, e perciò hanno ordite le più vergognose cabale per impedirmi e frastornarmi nelle mie imprese. Ma io, fermo qual scoglio in mare ed inflessibile come quercia alpina, prosieguo impavido senza lasciarmi intimidire dai latrati de’ cani affamati. Ad altro tempo mi riserbo d’informarLa più minutamente.

Monsignor di Nélis, Vescovo di Anversa, dovea recarsi a Roma sin dal mese di dicembre dell’anno scorso; ma, giunto a Bologna, parte per la molta neve caduta, parte per malattia survenutagli, ha dovuto fermar ivi suo domicilio, né so quando effettuerà il meditato suo viaggio ad Limina. L’impensata invasione gallica nell’Olanda è stata per questo coltissimo Signore un avvenimento terribile, perché egli avea ad Amsterdam tutta la sua biblioteca di oltre 30 mila volumi, e credo che buona parte del suo peculio fosse affidata a qualche banchiere di tal piazza. Egli mi fece stampare un suo libriccino francese ed un Prodromo latino che forse Vostra Eccellenza avrà già veduto. E se mai Dio ci dona la sospirata pace e, ciò che più importa, se ritorna al suo Vescovado, son persuaso che si valerebbe de’ miei torchi per pubblicare altre opere, fra le quali medita di dar quelle di Cicerone e quelle di Platone in greco, colla traduzione del Ficino. Egli avea ideato di comperare la mia Stamperia, che è di quattro torchi, ed una parte della mia getteria, come già avea divisato l’acquisto di non so quali cartiere nel suo paese; ed avrebbe voluto che io gli cedessi de’ giovani per trasportarli ad Anversa, ove credea di poter fondare una colonia tipografica bodoniana. Ma attualmente egli debe aver ben altro in capo, sebbene mi scriva che farà di tutto per onor delle lettere e delle muse in qualunque stato o condizione possa ritrovarsi.

L’ultima volta che ebbi l’onore di pranzare colla egregia e rispettabilissima Signora Marchesa Malaspina, mi disse che pensaba di fare un viaggio sino a Firenze; ed ora sento che Ella si trovi in Roma. Se avessi potuto prevedere che veniva alle sponde del Tebro, me ne sarei giovato per trasmettere a Vostra Eccellenza l’esemplare del mio Tasso, che è terminato già da tanto tempo e che non ho ancor mandato a Madrid, perché aspettava il ritorno del nostro eccellentissimo Signor Conte Ventura e perché mi era sempre lusingato che da un mese all’altro si sarebbe conchiusa qualche tregua, se non una pace generale colla Francia. Avendo avuto occasione di ossequiare il prelodato degnissimo Ministro, gli domandai per qual mezzo egli aveami ottenuto la permissione di poter dedicare a Sua Maestà Cattolica la Gerusalemme e mi rispose che dall’eccellentissimo Signor Duca dell’Alcudia aveane avuta l’opportuna facoltà e che egli stesso si sarebbe incaricato di dirigerli il mio libro per farlo presentare al Monarca Ibero. Io dunque penserei di profittare di questa cortese offerta, perché avrei anche premura di distribuire in appresso a’ miei associati il loro esemplare che da molto tempo sono impazienti di ottenere.

Io ho anche il Dante in foglio già ben inoltrato, essendone stampateg due parti. E solo mi rimane la terza che è il Paradiso; e nel prossimo mese di maggio sarà finito.

Allora porrò subito mano al Petrarca che ho divisato di dedicare alla Regina di Spagna, cosicché se al presente non si faràh alcun caso del Tasso, avrei ancora la lusinga che in allora si avesse qualche considerazione alla mia qualunque siasi tenuissima offerta.

Intanto desidererei che Vostra Eccellenza mi rendesse benevolo e propenso come già mi è stato in passato l’eccellentissimo Signor Don Eugenio Llaguno, e vorrei pure che per di lui mezzo mi ottenesse Ella la permissione di poteri dedicare al Signor Duca dell’Alcudia il mio Tacito, giacchék or’ vengo di terminare gli annali in tre tomi in foglio mezzano e vorrei subito pubblicarli, essendo quest’opera molto aspettata in Germania ed in altre parti.

La mia salute prosiegue ad essere sufficientementel buonam e Dio faccia che sia durevole, altrimenti bisogner[e]bbe far tregua forzata, e forse por fine alle mie edizioni. Sento a quando a quando qualche leggiere acceso di podagra, ma col tenermi bene purgato si vanno dileguando gli effetti morbosi e quello di cui più mi duole si è che sonon divenuto assai pingue e lo divento ogn’or’ piùo e dap tutti si attribuisce alla vita sedentaria che sono obbligato di fare, restandoq dalla mattina sino alla sera curvato al tavolino senza mair potermi allontanare per un paio d’ore dal mio tellonio. Io ho piùs dit venti persone e impiegateu alle mie proprie spese in vari dipartimenti e, se io manco, rimangono inoperose ed io ne rissento tutto il danno. Diffatti, ho io stampato in quattro anni delle opere che sembrano richiederne una ventina; e perciò trovomi affaticato e sento e conosco il preciso bisogno che io avrei di riposare e condurre la mia vecchiaia meno stentata che nel passato.

E quando piaccia all’Eccellenza Vostra di secondarmi e che le circostanze de’ tempi siano più favorevoli, parmi che la cessione di tutta la mia ricchissima collezione di polzoni, matrici e forme dovrebbe bastare per farmi ottenere qualunque vogliasi pensione vitalizia almeno e da ricadere inv parte, ove io mancassi di vita, alla mia ottima, ingegnosa ed operosissima consorte, ed in parte a mio fratello. Per godere del frutto di mie fatiche, mentre sono ancor fra vivi, veggo che tal sagrifizio è indispensabile e tanto più ne ho l’animo disposto, non avendo io figli o nipoti da far proseguire nella difficillissima carriera da me intrapresa –nella quale non ho fatto altro che faticare giorno e notte senza aver di nulla goduto e senza mai aver ottenuta la menoma distinzione nella Corte ove abito–, quando che se avessi presa tutt’altra carriera, dopo tanti anni di studi, di fatiche, di vigilie, mi sarei assicurato uno stato signorile e comodo.

Perdoni la già forse troppo diffusa epistola. Mi continui la Sua pregevol grazia e mi creda quale [sono],

[G. B. Bodoni].

 

a Antes de 1795 anota, en la parte superior izquierda, el destinatario: Azara En el centro superior del folio, de otra mano, se escribe 1796     b avendo la Dio mercè añadido entre líneas.     c considerevoli añadido en el margen izquierdo.     d Había escrito per y corrige.     e Había escrito godrà y corrige.     f Había escrito e pure y corrige.     g Había escrito già y corrige.     h Antes de farà cancela vorrà     i poter añadido entre líneas.     k giacché añadido entre líneas sobre che cancelado.     l sufficientemente añadido entre líneas.     m Había escrito sanna y corrige.     n Había empezado a escribir d y corrige.     o e lo divento ogn’or’ più añadido entre líneas.     p Antes de da cancela che     q restando añadido entre líneas.      rmai añadido entre líneas sobre senza y reiterado tras potermi, pues lo había escrito y olvida cancelar.     s più añadido entre líneas.     t Había escrito de y corrige.     u Antes de impiegate cancela più     v Había escrito ove y corrige.

Notas al texto

Datos documentales y bibliográficos

  • Ubicación

    Parma, BP, Minute G. B. Bodoni, carpeta «Lettere di Bodoni ad Azara con data».

  • Descripción

    1 h. de 240 × 180 mm. Minuta.

  • Edición

    Noelia López Souto

  • Otras ediciones

    Ciavarella 1979, II, 105-107.

  • Otra bibliografía citada Cátedra 2015a; Catullus 1794; Commedia 1795; Gerusalemme 1794a; Nélis 1795 a; Nélis 1795 b; Puig 2016; Soler Pascual 1990; Tacitus 1795;
  • Cita
    Carta de Giambattista Bodoni a José Nicolás de Azara de 1795-04-14, ed. Noelia López Souto, en Biblioteca Bodoni [<https://bibliotecabodoni.net/carta/1795-04-14-bodoni-azara> Consulta: 03/07/2022].
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