1796 11 04 AZARA BODONI

Resumen

Florencia, 4 de noviembre de 1796.

Azara acusa recibo de la carta de Bodoni en la que este le recomendaba al pintor Mannaioni. El diplomático comparte con el tipógrafo el fracaso de su misión en Florencia, que era negociar la paz del Papa con los franceses, empresa fallida debido a las falsas promesas de los napolitanos, que volvieron a Roma contra él. Así, exiliado en Florencia, Azara manifiesta una actitud estoica ante su desventurada situación y augura un negativo futuro para Roma. Comunica la partida de Mannaioni hacia la capital y la presencia de la princesa Santa Croce también en Florencia con su hijo Carlo. Añade que ha escrito a Godoy para recomendarle la compra de todas las matrices y materiales bodonianos, y no solo una parte.

Transcripción

Amico mio stimatissimo,

L’amico Manaioni mi portò la di Lei lettera de 21 dello scorso mese, che mi fece sommo piacere dopo tanto tempo ch’ero privo delle Sue nuove. Io non ho potuto farlo come avrei volsuto perché la mia vita in tutti questi passati mesi è stata troppo agitata ed ha un poco del romanzo.

Venni ai primi di settembre in Firenze per servire il Papa e salvare i romani. Non riusciia perché le circostanze e le pazzie di molte persone si opponevano all’opera, e questo bastò perché mib dichiarassero nemicoc pubblico e mi proscrivessero, inputandomi a colpa il non avere fatto l’inpossibile. Per una fatale inprudenza, il governo romano si gettò nelle bracia dei suoi vicini, che gli offrirono soccorsi, ch’erano ben lontani di volergli dare e, mentre fingevano proggeti di aiuti ed alleanze, maneggiavano in Parigi la loro pace col sagrifizio di Roma. Tutto ciò è adesso pubblico, ma non lo è tanto che gl’istessi vicini, per un odio inveterato alla mia persona, hano profittato delle circostanze per dipingermi agli occhi dei romani più nero del carbone e per perseguitarmi nellad maniera la più atroce. Sono riusciti pienamente finora ed hano ottenuto caciarmi da Roma, il di cui Sovranno inbecillamente mi ha dichiarato che se vi tornassee non puole rispondere né garantire la mia vita; ed attualmente, per liberare la mia casa dell’incendio e saccheggio, ci vuole una continua e forte guardia. Nell’ultimo mese di giugno, quell’istesso popolo mi erigeva statue, coniava medaglie e compartiva onori come al suo liberatore, comparandomi i poeti al’antico Camillo; ed ora mi detesta e mi proscrive.

Sapia Lei che niente mi fa specie néf altera la mia pace poiché fino dal tempo dei miei trionfi mi ricordavo del detto del Cornelio, che Lei ha per le mani adesso: breves et infaustos amores populi romani. Così perdono tutto a tutti e sono dispostissimo a rendere a quegli ingrati tutti i servizi che potrò; e qualche giorno se ne vedranno le prove autentiche. Prevedo, ciò nonostante, che in tutte le combinazioni Roma non tornerà più ad essere quella ch’era e la sua rovina mi pare decretata dal destino. La storia secreta di una simile catastrofe dovrà interessare i nostri posteri e spero che l’avranno.

Manaioni è partito per Roma, chiamato dal Cardinale suo padrone. Lui conosce l’inutilità del suo viaggio, ma ubidisce.

Ieri partì da qui un piccolo figlio della Principessa Santa Croce per entrare in educazione in cotesto Collegio. Il suo talento e la sua buona indole promettono molto. La madre, per essere amica mia, si ritrova in Firenze, emigrata e proscrita come me.

Lei si persuaderà facilmente della mia posizione e quanto sia lontano da quella tranquillità che mi permitteva coltivare le arti. L’assicuro però che non ho persa poco né molto la mia pace internag e che godo dentro di me della sicurezza che mi dà la mia coscienzah. I miei libri, quadri, statue e mobili sono in mano dei forsenati nemici, ma la sua perdita niente alterarà i miei sogni.

Lei mi conservi la Sua amicizia, che stimo più che tutti i beni che possono levarmi. E mi creda inalterabilmente Suo,

Azara.

Firenze, 4 novembre 1796.

Ho scritto al Principe della Pace che l’aquisto delle poche matricii che ha domandato è ridicolo e che bisogna aquistare il tutto. Spero che questa volta riesca.

 

a Había escrito riuscì y corrige.     b Parece que había empezado a escribir c y corrige.     c Parece que había empezado a escribir in y corrige.     d Había empezado a escribir un texto que no puedo leer y corrige.     e Había escrito trovasse y corrige.     f Había escrito un texto que no puedo leer (ve †) y corrige.     g Había escrito intera y corrige.     h Había escrito cosienza y corrige.     i matrici añadido entre líneas de otra mano y sobre un texto cancelado que no puedo leer (caratere †).

Notas al texto

Datos documentales y bibliográficos

  • Ubicación

    Parma, BP, Archivio Bodoni, Lettere ricevute, C. 29, 113.

  • Descripción

    Pliego de 2 h. de 230 × 185 mm. Autógrafa.

  • Edición

    Noelia López Souto

  • Otras ediciones

    Ciavarella 1979, II, 128-129.

  • Otra bibliografía citada Gimeno Puyol 2014b; López Souto 2017a; López Souto 2018d; López Souto 2019c; Olaechea 1965b;
  • Cita
    Carta de José Nicolás de Azara a Giambattista Bodoni de 1796-11-04, ed. Noelia López Souto, en Biblioteca Bodoni [<https://bibliotecabodoni.net/carta/1796-11-04-azara-bodoni?id=755> Consulta: 26/09/2022].
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