1791 11 23 AZARA BODONI

Sommario

Roma, 23 de noviembre de 1791. De José Nicolás de Azara [Roma] a Giambattista Bodoni [Parma].

Azara informa a Bodoni sobre una molestia que sufre en el ojo izquierdo. Comunica que un amigo, con Lestevenon, ha reunido en París a los Didot y a otros conocedores del arte de la imprenta para examinar las Opera de Horacio y este libro ha salido triunfante sobre los franceses. Solicita enviar una copia de la edición de Horacio al marqués de Breme y refiere el envío del resto de las Geórgicas para avanzar en la estampa de las Opera de Virgilio. Por último, reitera a Bodoni que las pruebas de este clásico deben enviarse a Roma para su corrección.

Transcrizione

Roma, 23 novembre 91.

Amico mio stimatissimo,

Sono due settimane che siammo senza corrieri di Spagna e, per conseguenza, senza notizie di Lei né di nessuno della carriera. Dovendo però espedire il mio, non voglio lasciarlo partire senza salutar Lei ed augurarli la più prospera salute. La mia si sostiene nel tutto, ma da un mese in qua soffro una molto molesta flussione al’ochio sinistro che m’impedisce di applicare troppo al tavolino.

Un amico mio di Parigi, al quale Monsieur Lestevenon fece vedere l’Orazio, radunò in casa sua i frattelli Didot e vari altri famosi conoscitori perché lo essaminassero. Mi manda il giudizio che ne hano formato, che io ho copiato dalla lettera nel’acclusso foglio perché Lei lo veda. Si sono datti per vinti in quanto al tirage ed hano ben raggione, perché il loro Demosthene fa pietà su questo articolo. Io l’ho risposto al’amico così e gli ho dimostrato la differenza che c’è fra un tipografo ed un manufacturier des livres, come sono i Didot, poiché potrei fare ioa altretanto che loro sciegliendo caratteri, carta, torcoliere, compositore, ecc. ecc. Li facio capire ancora la miseria delle loro stamperie di un carattere solo, comparate col tesoro dib polzoni che Lei darà stampati nel Suo Manuale. Li facio una brava lezione tipografica.

Ho un debbito col Marchese di Breme di Torino che vorrei pagare. Quel garbato Cavaliere mi fece l’onore di contarmi fra il numero delle persone a cui destinò il suo Longo del Caro. È dunque ben giusto ch’io corrisponda regalandogli un Orazio. Se dunque Lei mi fa la grazia di farglielo avere in Torino a mio nome, gliene sarò molto tenuto.

Virgilio dorme torpemente. Oggi manderò il resto delle Georgiche. Non si scordi Lei di mandare i fogli tirati.

Niente altro occorre.

E sono sempre amico di Lei e servitore,

Azara.

Arriva un corriere e non da tempo per leggere le lettere. Se Lei non ci manda i fogli tirati per tenerli e confuttarli, faremmo cento sbagli né l’impressa potrà andare avanti. L’ho scritto tante volte!

Non capisco né manco perché non mi manda Lei i fogli che gli domandai del’essemplare mancante.

 

a io añadido entre líneas.     b Había escrito de y corrige.

 

Note al testo

Dati documentali e bibliografici

  • Ubicazione

    Parma, BP, Archivio Bodoni, Lettere ricevute, C. 29, 105.

  • Descrizione

    Pliego de 2 h. de 230 × 185 mm. Autógrafa.

  • Edizione

    Noelia López Souto

  • Altre edizioni

    Ciavarella 1979, II, 117.

  • Altra bibliografia citata Auger 1790; Bodoni 1818; Horatius 1791; Longo 1786; López Souto 2018d; López Souto 2019b; Manuale 1788; Vergilius 1793;
  • Citazione
    Lettera da José Nicolás de Azara a Giambattista Bodoni del 1791-11-23, ed. Noelia López Souto, nella Biblioteca Bodoni [<https://bibliotecabodoni.net/it/lettera/1791-11-23-azara-bodoni> Richiesta: 05/dic/2021].
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